DUE O TRE COSE SUI RISCHI DELLA STRADA ::..
Questo insieme di condizioni di rischio determina la cifra della pericolosità della strada.
Andiamo ad esaminarne alcune. E’ bene sottolineare subito che la velocità orizzontale è altrettanto pericolosa di quella verticale. Però con la velocità orizzontale abbiamo un rapporto confidenziale, gli diamo del tu. Con la velocità verticale abbiamo un rapporto più distante, più complesso.
Un esempio. Se cadiamo dal 3° piano di un palazzo (circa 12 metri) accumuliamo una velocità che è paragonabile ad uno scontro a 50 km/h contro una pianta o un manufatto. Eppure se uno si getta dal terzo piano solitamente lo fa per uccidersi e se non muore quasi si stupisce. In uno scontro a 50 km/h la velocità al momento dell’impatto è identica. Eppure se ci si fa molto male, ma ci salviamo, magari diciamo: per bacco, per poco mi ammazzavo!
In realtà la velocità orizzontale ci è molto più confidenziale forse perché è servita ai nostri avi per catturare le prede o sfuggire dalle prede. Il timore di quella verticale, come la paura di un precipizio, è invece innata.
Il problema è anche legato al fatto che, nonostante i precisi limiti esistenti sulle strade, si continuano a costruire auto e moto che raggiungono velocità folli. Per fermarci solo sulle seconde è bene ricordare che si vendono moto che in prima marcia raggiungono i 130 km/h, arrivano in meno di 3 secondi da 0 a 100 km/h, raggiungono velocità di 300 km/h e passa. Solo che non sono guidate da tutti Valentino Rossi o Stoner. Non viaggiano in pista me sulle nostre strade. Le leggi dell’economia prevalgono quindi sempre su quelle della sicurezza.
Circa l’abuso di alcol vogliamo solo ricordare che la guida in stato di ebbrezza è la causa di oltre il 30% degli incidenti gravi. Già col limite minimo di 0,5% g/l le capacità cognitive e di reazione del conducente subiscono un notevole rallentamento tanto che la possibilità di rimanere coinvolti in un incidente aumenta di almeno 5 volte. Il rischio aumenta di 30 volte con 0,8 g/l, e di oltre 70 volte intorno a 1,5 g/l.
Nessuno di noi salirebbe su un aereo con un pilota in stato di ebbrezza alla guida, mentre si sale con superficialità su una macchina guidata da un amico che ha bevuto. Il 45% degli incidenti notturni avviene nelle due notti del fine settimana, col 47% dei feriti, e la metà delle vittime in particolare nelle 16 ore maledette che vanno dalle 22 del venerdì alle 6 del sabato e dalle 22 del sabato alle 6 della domenica. Il motivo va ricondotto all’abuso di alcol, delle sostanze e alla stanchezza.
La strada permette ad un soggetto che ha bevuto o assunto sostanze e che guida un’auto, di emettere una sentenza di condanna a morte, inappellabile, immediatamente eseguita sul posto, anche a carico di un innocente che sulla strada non ha nessuna responsabilità come un pedone sulle strisce. E’ giusto?
Infine una breve riflessione sul rischio distrazione. L’uso del telefonino è sempre molto “distraente” anche quando l’usiamo col viva voce o con l’auricolare. La capacità attentava diminuisce almeno del 30%. Facciamo solo un esempio. Il conducente medio ha un tempo di reazione (cioè di percezione e riconoscimento di un rischio sulla strada) di un secondo. Magari Raikkonen avrà solo 0,5 secondi, un ottantenne avrà però quasi 2 secondi.
In un secondo alla velocità di 100 km/h percorriamo 28 metri. In sostanza prima che spingiamo il pedale del freno abbiamo già percorso quasi 30 metri che sono tanti. Poi ci serve lo spazio di frenata.
Se stiamo usando il telefonino dobbiamo considerare che solo per rispondere ad una chiamata o per effettuare una chiamata con un numero memorizzato impieghiamo almeno 2 secondi.
In altre parole in quel momento, in caso di necessità per un imprevisto alla guida, il nostro tempo di reazione diventerà di 3 secondi (1+2). In quei 3 secondi la nostra macchina a 100 km/h percorrerà 84 metri. In sostanza è come se noi fossimo alla guida con un tempo di reazione medio di un secondo alla velocità folle di 300 km/h. Pochi se ne rendono conto.
Ecco quindi che la strada è una felice componente del nostro senso di libertà, però è intrisa di rischi che neppure conosciamo bene, che neppure sappiamo valutare. Per questo è importantissima una educazione stradale che inizi dalle scuole materne per costruire a 4/5 anni un buon pedone, a 7/8 anni un buon ciclista, a 12/13 anni un buon ciclomotorista. Per sperare poi di avere a 18 anni un buon automobilista. Serve poi che le regole della strada vengano fatte rispettare in modo serio e puntuale e questo è compito delle forze di polizia. L’ultimo compito è della Giustizia che dovrebbe applicare pene giuste e senza assurdi sconti che permettono a conducenti ubriachi o che viaggiano a velocità elevatissime di uccidere rimanendo spesso e nella pratica del tutto impuniti.
Un cordiale saluto a tutti i visitatori di questo portale e Buona Strada!
Giordano Biserni
Presidente Asaps
Associazione Sostenitori
Amici Polizia Stradale